Tutti sappiamo che, da bravi cittadini, dobbiamo pulire i bisogni dei nostri cani quando li lasciano in giro per strada. Si tratta di rispetto verso il prossimo, verso i concittadini e i compaesani. A Bari, tuttavia, sembra che la situazione stia appena appena degenerando. Infatti, fino ad ora, si è sempre parlato di bisogni ‘grandi’. La cacca, per intenderci. Qualcosa è cambiato e alcuni nostri lettori credevano si trattasse di una bufala. Così ci hanno chiesto gentilmente di analizzare la notizia per fornire informazioni certe. Ecco l’articolo che ci hanno inviato da All News 24:

Il Comune di Bari: “I proprietari portino con sé l’acqua per ripulire la pipì dei loro cani”

A portare la proposta in consiglio comunale è stata la consigliera di minoranza Irma Melini (gruppo misto). “Le deiezioni liquide deturpano muri e angoli dei palazzi e lasciano puzze persistenti che rendono sgradevoli molte vie della città, soprattutto nei periodi in cui le precipitazioni sono scarse – ha argomentato la consigliera – ecco perché andrebbe regolamentata la cosa attraverso un’ordinanza come fatto già in altre città italiane “. E, a sostegno della sua tesi, ha portato alcune sentenze della Cassazione.

“È necessaria un’ordinanza del sindaco che riconosca l’obbligo di lavare immediatamente con acqua, fatta eccezione per i periodi di gelo, le deiezioni liquide prodotte dai rispettivi animali su aree pubbliche o di utilizzo comune (strade, piazze, marciapiedi) – ha scritto Melini nel suo ordine del giorno – nonché sui muri di affaccio di edifici anche privati e mezzi in sosta al margine della via e di disporre relativa sanzione per i trasgressori. Gli obblighi dell’ordinanza non si applicherebbeo ai non vedenti conduttori di cani da guida e a persone con problemi di disabilità fisica o mentale, nonché a cani in dotazione alle forze di polizia durante l’esercizio delle proprie funzioni”.

L’ordine del giorno, dopo una discussione che si è prolungata per oltre un’ora che ha visto contrapposti non solo maggioranza e opposizione ma anche proprietari di cani e non, è stato trasformato in una raccomandazione indirizzata al sindaco e alla giunta comunale. Meno vincolante di un ordine del giorno, dunque, ma pur sempre un impegno preso in Assemblea. E a confermare che nelle intenzioni del governo cittadino ci sia la possibilità di adottare un’ordinanza antipipì è l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli. “Il tema è allo studio di Palazzo di Città – spiega – perché la questione ci è stata posta da più parti, anche da un’associazione di amministratori di condominio. Ma va cauto Petruzzelli – stiamo facendo degli approfondimenti perché un’ordinanza potrebbe essere inefficace”.

Il perché è presto detto. “C’è una differenza tra cani maschi e femmine spiega l’assessore – il maschio, infatti, fa la pipì non solo per un bisogno fisiologico ma per segnare il territorio e quindi fa più gocce in più punti: sarebbe difficile, così, gettare acqua ovunque. Ho accolto la raccomandazione della consigliera Melini perché merita un approfondimento “. Petruzzelli elenca pro e contro. “L’acqua certamente attenua la componente acida delle urine ed evita cattivi odori ma ci preme avere atteggiamenti che non siano vessatori nei confronti dei proprietari dei cani, non vogliamo che l’obbligo dell’acqua sia un incentivo all’abbandono o un deterrente alle adozioni dei cani ospitati nei canili”.

Insomma, la questione c’è ed è ora sotto la lente di ingrandimento dell’assessorato all’Ambiente che, intanto, è concentrato sulla lotta alle deiezioni canine. Attraverso la speciale task force della polizia municipale due agenti a piedi e in borghese – sono state elevate già 25 sanzioni da 300 euro ai padroni incivili che non raccolgono gli escrementi dei propri cani. I controlli e le multe si sono concentrati soprattutto nelle strade del quartiere Libertà a ridosso di piazza Garibaldi in corrispondenza degli orari delle passeggiate degli animali.

In pochi secondi abbiamo cercato la notizia su Google e ci apparsa subito quella riportata da Repubblica.it. Fonte più che attendibile che non richiede ulteriori confronti.

 

Per ora si tratta esclusivamente di una proposta della consigliera, Irma Melini e pertanto non c’è ancora nulla di ufficiale. L’idea c’è, però.
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