Una storia ormai antichissima è quella in cui si parla di strane tribù che vivono più di cent’anni senza conoscere alcuna malattia. Una sorta di paradiso in terra, come racconta SpeedNews24h.com:

Gli Hunza p sono una piccola popolazione che vive nella parte settentrionale del Pakistan.Hunzas. Si ritiene sia la popolazione più sana e più longeva al mondo; secondo una statistia sono le persone felici sulla terra e non conoscono il cancro. Sono soliti fare il bagno in acqua fredda e danno alla luce bambini anche all’ età di 65 anni.

Il chirurgo britannico Dr. Robert McCarrison. Scrivendo nella AMA Journal ha riferito:
“Nel popolo Hunza non si conoscono casi di cancro. Hanno un abbondante raccolto di albicocche. Li asciugano al sole ed lo utilizzano in gran parte come loro cibo “.
Non consumano prodotti alimentari importati, seminano e raccolgono il proprio cibo. Hunzas consumano sempre frutta e verdura cruda, albicocche secche, noci, diversi tipi di cereali come il grano saraceno, miglio e orzo, latte, uova, legumi e raramente formaggio. Non fanno mai spuntini.
Il popolo Hunza mangia un poco e cammina tutto il giorno. Come da tradizione, gli Hunza non mangiano nulla per un periodo di 2 a 4 mesi. In quel periodo, bevono solo succo di albicocca secca. Questo periodo viene chiamato “Primavera di fame”.
Il popolo Hunza digiuna nel periodo in cui i frutti non sono maturi per il raccolto. Gli esperti medici affermano che questo periodo di digiuno e la loro dieta è il motivo per cui vivono così a lungo e hanno una vita sana. Si ritiene che probabilmente le elevate quantità di albicocche sono il motivo per cui non soffrono di tumore e / o di cancro. I semi di albicocca contengono la vitamina B-17, noto e potente agente anti-cancro.
Si racconta che alcune persone Hunza abbiano vissuto fino a 150 anni. Grazie allo stile di vita sano e ad una dieta sana hanno un aspetto sempre più giovane e le loro donne riescono partorire a 65 anni di età. In una storia pubblicata nel 1984 si raccontava dell’arrivo a Londra di un certo Abdul Mbundu. L’uomo, proveniente dal popolo Hunza, arrivato a Londra, ha stupito gli addetti alla sicurezza in aeroporto quando ha mostrato le sue carte riportavano la data di nascita nel 1832. Gli esperti in un congresso nazionale sul cancro svoltosi a Parigi nel mese di agosto del 1977, riferirono che i dati della “geocancerology” (una scienza che studia il cancro nelle diverse regioni del mondo) mostrano una completa assenza di cancro solo nella Valle di Hunza.

Il Mc Carrison citato nell’articolo ha condotto i suoi studi nei primi decenni del secolo scorso e ha notato su alcuni ratti che la frugalità sperimentata dava alcuni risultati positivi. Osservazioni successive però dimostrarono anche come questi popoli non fossero immuni alle malattie, anzi. Inoltre, la loro credenza di non invecchiare mai è dovuta all’assenza di anagrafi e perciò non valutano l’età in base a rigorosi criteri cronologici. Già nel 1996 il giornalista del New York Times John Tierney spiegò: “Il gran segreto della longevità si è rivelato essere l’assenza di certificati di nascita. Gli anziani analfabeti non sapevano quanto fossero vecchi, e tendevano ad attribuirsi dieci o vent’anni in più. L’ho scoperto comparando i loro ricordi con eventi storici realmente accaduti. Gli Hunza non hanno un numero inusuale di centenari ho scoperto, e la loro vita tradizionale non è una formula di lunga vita. L’aria di montagna sembra pura, ma la gente ha sovente speso la sua intera vita in povere capanne di fango inquinate dal fumo dei fuochi all’aperto. Soffrono di bronchite e malattie come dissenteria, tubercolosi, malaria, tetano e cancro. La mancanza di iodio nella loro dieta causa ritardo mentale. I loro figli sono affamati quando a primavera le loro scorte alimentari calano. La durata media della vita nei loro isolati villaggi, secondo uno studio del 1986, si aggira intorno ai 53 anni per gli uomini e 52 per le donne. Le persone più in salute sono quelle che vivono in villaggi moderni vicino alle nuove strade. Lì ci sono camion che portano cibo, vaccini, antibiotici, sale iodato e stufe con ciminiere ventilate. Vicino a quella strada, l’aspettativa di vita sale”.

L’aspettativa media di vita è di 50-60 anni, le percentuali di morti salgono e scendono a seconda della zona presa in esame e del livello tecnologico ed igienico-sanitario raggiunto.

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