Trump e il razzismo sono andati troppo di pari passo ultimamente. Dalla candidatura all’elezione dell’attuale presidente degli Usa non s’è fatto che parlare di razzismo, ideologia nazista e chi più ne ha più ne metta. Il motivo? Qualcuno si sarà divertito a diffondere notizie false come in genere accade con personalità di questo calibro. Per non parlare poi di gesti che non hanno fatto che fomentare i dubbi della gente in merito. Ecco un articolo di Tgcom24 che risale al 20 novembre scorso:

“Almeno 300 persone, tra cui il Adam Horovitz, cantante dei Beastie Boys, hanno protestato contro “un crimine dell’odio” legato all’elezione di Donald Trump. In un parco di Brooklyn, intitolato al bassista scomparso dei Beastie Boys, Adam Yauch, sono infatti comparse una svastica e la scritta “Go Trump”. “L’odio non ha spazio a Brooklyn, a New York o in America. Unitevi a noi domenica contro i messaggi d’odio”, ha scritto Horovitz su Twitter”.

Trump e la svastica nazista

Il 29 gennaio 2017 è stato largamente condiviso su Twitter la foto di un presunto logo di Donald Trump. Ecco l’immagine tratta da Twitter:

Il logo è composto da quattro “T” che formano un quadrato e contiene una figura che somiglia molto a quella di una svastica (non a caso la foto è condivisa assieme a quella originale nazista). Il tweet ha superato i 13 mila retweet ed è subito diventato virale su Twitter.

Ma il logo non è altro che un’opera dal nome “Trump 24K Gold-Plated” dello studio Design is Play dei designer Angie Wang e Mark Fox, come possiamo leggere anche nella nota pubblicata da quest’ultimo il 3 dicembre 2016 su Linkedin:

Si trattava di un logo che mirato a criticare Donald Trump. Il sito dei due grafici riportava un articolo dal titolo “NoTrump” (http://designisplay.com/notrump/), che risulta attualmente rimosso ma ancora linkato nella pagina Facebook.

Insomma, a quanto pare questo logo contenente una svastica ha a che fare con Trump ma per motivi ben diversi da quelli esposti nel tweet che sta impazzando sui social.

IL RESPONSO DI BUFALEVIRALI: DISINFORMAZIONE